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Nadija, il fascino della danza orientale e la passione della scoperta

 

“Amo  conoscere e scoprire nuovi mondi,  e ho fin da subito considerato l'opportunità di ricercare forme “ibride” nella danza”. Parole della ballerina di  danze  orientali Francesca Paglieri, in arte Nadija, autrice del libro “ L’incontro tra danze orientali e danze polinesiane”. Un obiettivo: far conoscere il vero significato della danza orientale “spesso erroneamente  legata a qualcosa di erotico e volgare”

di Ester Ippolito

 


Veli colorati, bastoni, tintinnii di monetine, ali di Iside, bastoni e spade…sono i principali compagni di viaggio di Francesca Paglieri, in arte Nadija, ligure, appassionata di danza orientale in primis, e che  nel suo percorso artistico si   è avvicinata  a varie discipline, dalle danze caraibiche  a quelle orientali  al modern jazz fino alla zumba fitness di  cui  è  istruttrice ufficiale, spinta dal suo desiderio di “ andare  al di là delle forme estetiche degli stili, con la volontà di capire  le origini e le influenze incontrate nel loro cammino ricercamdo forme ibriude nelle danze - come ci spiega.  “Fin da bambina ho coltivato due sogni: la danza e la scrittura. Due grandi passioni che sono diventate poi anche professioni”.  Da qui  la sua attività di ricercatrice  e di  scrittrice: due le sue pubblicazioni relative alla danza:  il volume   “ Danza orientale: emozione in movimento”, nel 2010, e  ultimo, nel 2011, ” Da Ishtar a Laka, L’incontro tra danze orientali e danze polinesiane”, entrambe edizioni Ennepilibri.  In questo  suo ultimo libro,  un approfondito studio sulla Bellynesian, Francesca propone un’analisi dei due stili, orientale e polinesiano,  ripercorrendone le origini e i vari percorsi storici, con richiami a saggi di etnologia e antropologia, ed evidenziandone i punti di vicinanza, di affinità e di influenza reciproca per arrivare  alla comprensione  di questo stile di  fusion praticata ormai in tutto il mondo. “Quando la danza orientale si unisce  a quella polinesiana - scrive l’autrice - si viene a creare un interessante stile ibrido che presenta elementi sia dell’una sia dell’altra  coreutica in cui l’obiettivo è proporre al pubblico un movimento diverso  dal solito, inaspettato…”.

Qual è  stata la spinta per scrivere  questo libro ?

Ormai da oltre dieci anni faccio la giornalista, e  per me è spontaneo, affrontare degli argomenti, approfondirli e quindi trasmetterli mettendoli su carta.  Amo  conoscere e scoprire nuovi mondi,  e ho fin da subito considerato l'opportunità di ricercare forme “ibride” nella danza, e credo   che il futuro della danza orientale sia proprio un arricchimento della stessa con elementi provenienti da altre coreutiche, come i balli caraibici o le danze polinesiane. In particolare mi ha affascinato molto la comparazione tra coreutica orientale e polinesiana, in quanto, ho scoperto, esserci delle affinità uniche, sia storiche che tecniche.   E nonostante lo stile “bellynesian” sia ad oggi diffuso, non vi erano mai state teorizzazioni e spiegazioni sul perché questi due stili stanno così bene insieme. Poco si è anche scritto sulle danze polinesiane a livello internazionale, così ho deciso di portare avanti uno studio sull'argomento e di pubblicare poi il risultato di queste mie ricerche.


Cosa rappresenta per lei la danza?

La danza mi permette di esprimere emozioni che veicolo in gestualità e movimento, dandomi la possibilità di comunicare, con le mie allieve, e con il mio pubblico. E' per me fonte di gioia, mi arricchisce anche come donna. La danza orientale, a cui sono legata profondamente, è utile ad affinare la propria femminilità, ad alleviare situazione di stress quotidiano e a tenersi in forma. Come potrei non amarla? Ogni coreutica ha  comunque un proprio linguaggio che è bello scoprire ed approfondire.

Sul suo cammino  ha influito anche qualche incontro particolare ?

Ho avuto la fortuna di incontrare nel mio cammino di formazione dei maestri davvero eccezionali. Da Zaza Hassan a Fifi Abdou, da Wael Mansour a Randa Kamel a Maya Gaorry. Danzatori formidabili, apprezzati ed amati in tutto mondo. In particolare l'incontro con la maestra Jillina, coreografa e direttore artistico del gruppo di danza americano “Bellydance Superstars” mi ha fatto capire che il mio impegno futuro si sarebbe concentrato proprio sulla danza orientale, più che su altre discipline. Tutte queste persone mi hanno trasmesso grandi emozioni ed insegnamenti fondamentali. Illuminante poi la lettura di due libri che consiglio alle appassionate del genere, del maestro Amir Thaleb “La millenaria danza del ventre. Il linguaggio occulto” e di Kassim Bayatly “Il corpo svelato. Tecnica, storia ed emozioni della danza del ventre”. Un altro incontro per me molto importante è stato quello con la Fipd, Ente italiano tecnici della danza, di cui ora sono responsabile nazionale per il settore danze orientali. Ricordo con tanta ammirazione e rispetto il presidente Angelo Galli, ora purtroppo scomparso, e mi sento legata all'attuale presidente Gianluca Matarese e ai vari componenti del consiglio direttivo. Hanno da subito creduto in me e nella mia danza.



Cosa privilegia, l'insegnamento o lo spettacolo?

L'insegnamento mi dà davvero molto, in termini umani. E' un arricchimento personale forte, serve  a metterti alla prova, più di uno spettacolo. Perché ogni allieva è diversa, ha modi di approcciarsi alla danza differenti, esigenze fisiche e psicologiche diverse. Regalare momenti di svago e gioia è per me fonte di grande soddisfazione, come quando vedo un'allieva che all'inizio è chiusa in se stessa o depressa, e grazie alla danza rinasce, rivive e si realizza. Lo spettacolo è altresì importante perché permette sia a me sia al mio corpo di ballo, le “Nadija's Oriental Dancers”, di comunicare attraverso il movimento e di regalare emozioni agli spettatori.


A proposito di spettacolo, ha dei progetti in corso?

Dal 2010 sto portando avanti il progetto “Soiree Orientale” nella mia Regione, la Liguria,  uno spettacolo dedicato esclusivamente alla danza orientale e alle sue contaminazioni con le altre coreutiche, in cui si dà spazio anche alle esibizioni improvvisate, che amo molto, su basi musicali e, meglio ancora, su musica dal vivo, alla presenza di percussionisti sul palco. Ora sto lavorando alle nuove coreografie con le allieve e con le ragazze del corpo di ballo.

Ha in agenda  qualche altra opera antropologica sul ballo?

Sto  approfondendo  il tema delle  correlazioni fra le attività neuronali e l'esperienza estetica.

Qualche sogno nel cassetto?

Poter continuare nelle mie ricerche sulla danza, sia a livello tecnico sia a livello teorico, per dar vita a qualcosa di unico, per me, per le mie allieve, per il mio pubblico. E poter far conoscere sempre di più alle persone quello che è il vero significato della danza orientale. Purtroppo su questa coreutica si incontrano spesso fraintendimenti e pregiudizi, che legano la “danza del ventre” a qualcosa di erotico e volgare. Retaggi di equivoci del lontano passato che ormai da anni molti danzatori stanno cercando di sfatare.  Per approfondire questo argomento rimando al mio manuale “Danza orientale. Emozioni in movimento” che chiarisce il punto della questione.

www.francescapaglieridanza.it


 

 
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