Una sfida e un tributo al “molleggiato”: questo l’obiettivo dello spettacolo “ Memorie di Adriano”, andato in scena a dicembre all'Auditorium di Roma ripercorrendo la creatività del Clan del molleggiato, una delle etichette discografiche più importanti della musica italiana. L'interpretazione di Peppe Servillo e del suo gruppo
di Elio Ippolito
Una sfida e un tributo al “molleggiato”: questo l’obiettivo dello spettacolo "Memorie di Adriano”, andato in scena (13 dicembre) presso la sala Sinopoli dell’Auditorium di Roma grazie a un gruppo di musicisti di alto livello, capitanato
da Peppe Servillo (Avion Travel), che ha voluto affrontare un repertorio importante legato al Clan di Celentano, una delle più originali etichette discografiche della storia della musica italiana, fondata e ideata nei primi anni sessanta da Adriano Celentano. Il clan ha rappresentato una sorta di comune artistica della quale facevano parte Milena Cantù, Gino Santercole, Ricky Gianco, Miky del Prete e Don Backy, tanti talenti, un’esperienza nuova e tutta da vivere nel panorama musicale di quel periodo fantastico, che ha annoverato tante trasformazioni sociali. Anni in cui le speranze dei giovani incontravano la possibilità effettiva di soddisfare i sogni tanto attesi, e che hanno generato canzoni serene, d’amore e spensierate, e anche brani impegnati.
Una sfida affrontata con impegno dalla voce di Servillo, dal sax di Javier Girotto, tromba di Fabrizio Bosso, batteria di Mattia Barbieri, contrabbasso di Furio Di Castri e dal pianoforte di Rita Marcotulli. La serata si è aperta con la scatenata “Ventiquattromila baci”, il primo boom di Adriano al Festival di Sanremo del 1961, che ha annunciato l’ingresso in scena di Servillo.
Grandi successi e arrangiamenti personalizzati
La band, tutta in abiti scuri eccetto la camicia chiara di Di Castri, cercando e trovando una feeling connection con i brani nati e cresciuti con i protagonisti del Clan, ha assecondato nel migliore dei modi Servillo, di formazione campana, personaggio sui generis, raffinato e completo in grado di offrire al suo pubblico, oltre a una voce particolare, tutta una serie di ammiccamenti e gestualità che passano da movenze veloci tipiche delle arti marziali, a movimenti più controllati e divertenti che si rifanno all’arte ineguagliabile del principe De Curtis, in arte Totò. Gli spettatori hanno ricevuto, in questa remake scherzosa degli anni del Clan, una fusion di suoni del tutto particolari, un matrimonio di sound e parole dal fascino inusuale, in un alternarsi di grandi successi, da Azzurro, Una carezza un pugno...., a importanti “assolo” dei musicisti che a turno si immergevano nei vecchi brani e li “restituivano” alla attenta platea con una revisione personalizzata. Favolosi i tocchi delle dita sul pianoforte di Rita Marcotulli, e grande la simpatia che Servillo dispensa con grande stile verso il pubblico.
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Il Teatro alla Scala dedica un ricordo allla danzatrice e docente di danza scomparsa in questi giorni. Anna Razzi ,infatti, è parte della storia e della tradizione del Teatro alla Scala e del suo Corpo di Ballo. Al nostro Teatro è infatti legata una splendente fase della sua carriera artistica: dal 1963 al 1986, da solista fino ad étoile, ha avuto una carriera a tutto tondo come protagonista dei grandi balletti del repertorio, da Romeo e Giulietta a Il lago dei cigni , Giselle, La Bella addormentata , Coppélia , fino al Novecento di Petruška , Apollon musagète di Balanchine e La signorina Giulia di Birgit Cullberg .