Chi avrebbe mai immaginato di cantare “Yellow submarine” e “With a little help from my friends” insieme a Ringo Starr, dopo oltre 40 anni dalla fine dei Beatles? E’ successo il 4 luglio nella cavea dell’Auditorium Parco della Musica di Roma, e per i beatlesiani di ogni età sono stati momenti magici!
La tappa romana della grandiosa tournèe che ha portato Ringo in giro per il mondo (con concerti a Roma e Milano) è stata una conferma delle doti del baronetto, ma chi si aspettava di vedere salire sul palco un vecchietto di 71 anni appesantito, lento e goffo è rimasto piacevolmente sorpreso dalla leggerezza e dalla verve di ‘sir Ringo’.
Che fosse simpatico si sapeva, che cantasse in modo gradevole senza avere eccezionali capacità interpretative e musicali anche, ma quel qualcosa in più è stato il suo aspetto sbarazzino da ragazzo che si diverte, insieme a uno straordinario rispetto per i musicisti che lo accompagnano: un elemento, questo, che lo ha portato a sacrificare il suo repertorio di canzoni per dare troppo spazio ai virtuosismi dei compagni di palco, bravissimi ma distanti dal suo sound….Si sa, Ringo ha sempre
avuto una forza aggregante, è stato un po’ ‘l’amico di tutti’, compresi gli ex Beatles; non a caso ai suoi dischi hanno sempre collaborato gli altri tre ‘fab’, nessuno escluso, e perfino nel suo ultimo lavoro ‘Y not’- del quale nel concerto romano ha proposto un pezzo dedicato a Liverpool – duetta allegramente e un po’ nostalgicamente con Paul McCartney.
Se il rispetto per i suoi colleghi musicisti lo ha spinto durante la serata a stare a lungo in disparte dietro la batteria, accompagnando discretamente le esibizioni del suo gruppo ‘All Stars’, quello per il pubblico ha toccato punte mai viste: è la prima volta che mi capita di vedere un artista salire sul palco alle 21 in punto, orario ufficiale di inizio dello spettacolo!
Per due ore Ringo ha fatto cantare il pubblico, ha dialogato con la platea, non si è fatto sfuggire nessuno degli striscioni dei suoi fans, ha ringraziato in italiano e, soprattutto, si è goduto fino in fondo i cori che a più riprese invocavano il suo nome… Nessun bis purtroppo, ma un finale eccezionale: tutti in piedi a cantare in coro ‘Give peace a chance’, in omaggio a un pacifista suo amico che cantava nella stessa band: un certo John Lennon….
(L.R.)


Il Teatro alla Scala dedica un ricordo allla danzatrice e docente di danza scomparsa in questi giorni. Anna Razzi ,infatti, è parte della storia e della tradizione del Teatro alla Scala e del suo Corpo di Ballo. Al nostro Teatro è infatti legata una splendente fase della sua carriera artistica: dal 1963 al 1986, da solista fino ad étoile, ha avuto una carriera a tutto tondo come protagonista dei grandi balletti del repertorio, da Romeo e Giulietta a Il lago dei cigni , Giselle, La Bella addormentata , Coppélia , fino al Novecento di Petruška , Apollon musagète di Balanchine e La signorina Giulia di Birgit Cullberg .